Come si serve il tartufo. Regole di bon ton a tavola

Come si serve il tartufo a tavola secondo il galateo

Il tartufo è un alimento pregiato e costoso, viene definito non per nulla il “diamante della terra”: è caratterizzato da un aroma inteso, riconoscibile e ben definito.
Non tutti conoscono il suo giusto utilizzo in cucina e capita spesso di assistere a degli scempi della materia prima, quando si soffrigge il tartufo bianco o lo si fa in umido. Sbagliatissimo! Quali sono i trucchi per servirlo in maniera ottimale, e soprattutto come si serve a tavola secondo il galateo?

L’arte di servire il tartufo a tavola

Prima di tutto, occorre fare una distinzione tra la varietà bianca e quella nera: solo quest’ultima va cotta, mentre il tartufo bianco si serve rigorosamente a crudo e direttamente sulle pietanze, ma attenzione alle circostanze!
Presentare il piatto con sopra la materia prima già grattugiata è considerato un grave errore, una forma di maleducazione: dosare autonomamente il tartufo sopra ai cibi dei commensali è di cattivo gusto, sia in casa propria che nella cucina professionale di un ristorante.

Un errore fatale

Decidere da soli la quantità di tartufo da offrire ai propri ospiti equivale a pesare il valore della pietanza egoisticamente: il bon ton insegna che il prodotto va grattato davanti al commensale, con l’apposita mandolina affilata, con una grattugia o un semplice pelapatate, in modo che sia l’ospite a decidere la dose che preferisce.

Altrimenti, si rischia di sembrare avidi, come Mastroianni nel film “L’uomo dei 5 palloni“, in cui ad ogni fetta di tartufo che cade sul piatto, decanta a voce alta quanto sta spendendo.
Il tartufo bianco è molto delicato: a contatto con il calore delle tagliatelle o del risotto, si scioglie gradualmente ed emana tutto il suo profumo irresistibile.

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