Cosa non fare con un tartufo

Definito spesso il diamante della tavola, non stupisca che l’attenzione alla conservazione e all’utilizzo del tartufo debba essere massima.
Il farlo, in primis, determina il venir meno dei tanti luoghi comuni che, da tempo immemore, ne accompagnano il consumo. Quante volte, ad esempio, abbiamo sentito di vecchi metodi che ne caldeggiavano la conservazione nel riso o nel burro? Assolutamente da evitare.
Vediamo allora 4 degli errori più comuni da evitare in fatto di tartufi.

Gli errori da evitare con il tartufo

Non lavatelo e toccatelo il meno possibie: tutto assolutamente logico, pensando a come il tartufo non ami l’umidità. evitate, quindi, di metterlo sotto l’acqua, poichè per pulirlo è sufficiente utilizzare uno spazzolino morbido.
Parola d’ordine, quindi, delicatezza, avendo a che fare con un fungo ipogeo, che composto per 4/5 da acqua, vede compromesse facilmente le sue proprietà se eccessivamente stressato.

Non servitelo freddo!: Un buon spumante, a fine pasto, può essere gradevole servito freddo, ma non il tartufo. Se dovete cucinarlo, ricordatevi di toglierlo dal frigo un’oretta almeno prima.in modo da farne uso a temperatura ambiente. L’aroma inconfondibile del tartufo, infatti,si esalta ancor di più a contatto con i calore delle pietanze con cui viene servito.

Non fategli fare la muffa in frigo: Premesso che l’ideale sarebbe consumare sempre il tartufo fresco (evitando così facendo anche l’inevitabile calo ponderale che si manifesta con il passare dei giorni), qualora decidiate di conservarlo in frigo, non lasciatelo per troppi giorni. Sotto questo punto di vista il tartufo bianco andrebbe consumato nel giro di una settimana al massimo, 15 giorni circa, invece, per quello nero.
Se proprio dovete conservalo in frigo, però, ricordate sempre di avvolgerlo in una carta traspirante, per poi conservarlo in un qualunque contenitore di vetro, evitando così che il suo profumo unico venga assorbito o contaminato dagli altri 1000 alimenti. Non meno importante, infine, aver cura di cambiare la carta ogni giorno, al fine di scongiurare la comparsa di umidità che lo farebbe ammuffire

Occhio alla cottura: .In questo caso grande differenza la fa la tipologia del prodotto. Il bianco, ad esempio, non vai mai cotto, ma semplicemente servito in lamelle sottili, ottenute con l’utilizzo dell’affetta-tartufi. Il tartufo nero, al contrario,  va consumato a contatto più prolungato con il calore, consigliando un suo passaggio in padella a fine cottura, scottandolo per circa mezzo minuto, senza mai però rosolarlo o soffriggerlo.

 

 

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